Embolizzazione dei fibromi uterini
Il fibroma uterino è un nodulo di tessuto prevalentemente fibroso che ha origine dalle cellule muscolari lisce della parete uterina.
Il tumore può localizzarsi all’interno della cavità endometriale, nello spessore della sua parete muscolare (miometrio) o spingersi verso la superficie esterna.
Quando numerosi fibromi colpiscono l’utero si parla di fibromatosi. Le loro dimensioni possono variare da pochi millimetri fino ad una massa che può occupare l’intero addome. In molti casi il fibroma uterino non manifesta sintomi e perciò non richiede alcun intervento.
Qualora la dimensione del fibroma cresca, potrebbe comportare l’aumento del flusso mestruale fino ad assumere caratteristiche emorragiche (metrorragia) o cicli più frequenti (ipermenorrea)
Altro campanello dall’allarme è rappresentato dall’ingombro a livello addominale e dalla compressione su organi come la vescica e l’intestino. La donna può percepire un continuo senso di pesantezza al ventre, crampi, mal di schiena o ripetuti stimoli ad urinare soprattutto di notte. L’origine del fibroma uterino è ancora incerta. Probabilmente, l’insorgenza dei fibromi uterini può essere collegata a fattori genetici e ormonali.
La causa ormonale è stata accertata in quanto le donne dopo la menopausa, con conseguente calo degli estrogeni, evidenziano una diminuzione della dimensione dei fibromi, a meno che la donna non assuma una terapia ormonale sostitutiva.
Fattori meno probabili sono stati accertati essere un menarca precoce, l’ipertensione, l’appartenenza all’etnia africana e l’obesità.
I fibromi possono essere di quattro tipi:
- Sottomucosi: si sviluppano sotto all’endometrio, la mucosa che riveste la parte interna dell’utero, causando cicli abbondanti e prolungati con conseguente anemia da carenza di ferro;
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Intramurali: si sviluppano all’interno della parete muscolare dell’utero, con possibile successivo affioramento al di sotto dell’endometrio determinando cicli abbondanti;
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Sottosierosi: si sviluppano verso la superficie esterna dell’utero e quando raggiungono grandi dimensioni possono essere causa di una sindrome da compressione sugli organi limitrofi come vescica o retto;
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Peduncolati: si sviluppano esternamente e sono uniti all’utero da un peduncolo.
La tecnica consiste nell’introduzione di sostanze embolizzanti attraverso l’inserimento di un catetere sotto controllo radiologico in anestesia locale.
In sala angiografica, incannulata l’arteria femorale e successivamente l’arteria uterina, è possibile procedere ad embolizzazione selettiva dell’area vascolare perilesionale.
Solo in caso di grossi fibromi, è necessaria l’anestesia epidurale.
L’intervento dura circa un’ora. Il vantaggio principale di questa tecnica minimamente invasiva consiste nel salvare l’utero non compromettendo, quindi, la fertilità.
L’unico possibile effetto collaterale importante, ma raro, è rappresentato dall’allergia al mezzo di contrasto dopo l’intervento che si manifesta con dolori addominali. Questi possono essere resi sopportabili con una terapia a base di analgesici.
L’embolizzazione del fibroma uterino è considerata una delle più grandi rivoluzioni nella medicina moderna.
Il nostro obiettivo è prendersi cura di ogni paziente in modo unico e personalizzato.
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