La Poliabortività

Si parla di aborto quando l’interruzione della gravidanza avviene prima delle 25 settimane.

Quando si verificano più di due aborti consecutivi o alterni tra gravidanze evolutive, si parla di poliabortività. Alcuni studi hanno calcolato che, dopo un solo aborto, l’incidenza di uno successivo è pari a quella della popolazione generale e si aggira intorno all’11-14%, dopo un secondo aborto è del 17-30% e dopo il terzo può arrivare fino al 46%. Pertanto è consigliabile fare indagini specifiche solo dopo il secondo aborto poiché dopo uno solo la percentuale di rischio è sovrapponibile a quella dell’aborto spontaneo.

Prima della disamina delle possibili cause di poliabortività esaminiamo alcuni fattori di rischio per la gravidanza in generale.

  • Il fumo di sigaretta è associato in maniera dose-dipendente all’aborto poiché;

1. interferisce sia con il trofoblasto, deputato agli scambi di nutrimento materno-fetali

2. riduce la produzione di progesterone, deputato al mantenimento della gravidanza nel primo trimestre.

  • L’età è un importante fattore di rischio di ricorrenza dell’aborto ed è correlata a un’alta incidenza di anomalie cromosomiche; la percentuale d’interruzione di gravidanza aumenta progressivamente dal 9% a 20 anni fino al 75% a 45 anni
  • Una moderata assunzione settimanale di alcol favorisce l’aborto.
  • Una dose di caffè superiore a tre tazze giornaliere.

Tra le cause più note di poliabortività si possono identificare:

1. Anomalie cromosomiche: rappresentano circa il 5% delle cause predisponenti e sono le più frequenti cause di aborto sporadico. Hanno un ruolo nella poliabortività solo quando sono presenti anomalienel corredo cromosomico della coppia, pertanto un cariotipo alla coppia può essere dirimente in termini diagnostici.

2. Anomalie della cavità uterina: ad esempio l’utero setto ossia una malformazione congenita che consiste nella presenza di un setto fibro-muscolare più o meno lungo che divide la cavità uterina in due parti completamente o parzialmente. L’incidenza di utero setto nelle donne con poliabortività è di circa il 15-27%.

3. Trombofilie: sono alterazioni ematologiche congenite o acquisite caratterizzate da una aumentata coagulabilità del sangue con predisposizione alle trombosi venose profonde. E’ verosimile che una trombosi placentare possa rappresentare l’evento scatenante l’aborto.

4. Endocrinopatie: a) l’ipotiroidismo rappresenta un fattore rischio significativo di aborto ricorrente. legato al fatto che fino alla 12°settimana, l’unica fonte di ormoni tiroidei per il feto è la tiroide materna. b) Il diabete non compensato è associato ad aumentato rischio di aborto ripetuto a causa di malformazioni fetali letali ad esso correlate. c) Il deficit della fase luteale con conseguente riduzione della produzione di progesterone, aumenta il rischio di aborto ricorrente.

5. Alloimmunità: il prodotto del concepimento deriva dalla fusione del materiale genetico della madre e del padre. Si parla di feto semi-allogenico e la sua sopravvivenza è legata alla tolleranza immunologica materna. Un’ alterazione di quest’ultima può contribuire all’aborto ricorrente che si realizzerebbe in definitiva in una sorta di rigetto. I fattori e i meccanismi coinvolti in questa anomalia sono oggetto di studio e la spiegazione di questi fenomeni è molto complessa.

Alterazione del microbiota endometriale ossia dell’ambiente microbico endouterino con un aumento del rischio di colonizzazione da parte di batteri anaerobi. La presenza di batteri patogeni può essere causa di infezioni con fallimento dell’impianto embrionale e/o aborto.

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